Suinicoltura, Confagricoltura: “Servono misure specifiche per rilanciare il settore produttivo”

“La suinicoltura è una risorsa importante e rappresentativa della nostra economia, introdotta per la prima volta dai benedettini nella pianura Padana, che da sempre convive con l’uomo e contribuisce a soddisfare le richieste crescenti di carne, una delle sfide più importanti del pianeta”. Confagricoltura, alla luce dell’attenzione crescente dei media sul comparto, fa il punto sul settore suinicolo italiano, sottolineando come la lunga crisi abbia fatto perdere il 20% del nostro potenziale produttivo, aumentando l’importazione di capi, carne e suinetti dai paesi Ue ed extra Ue.

La carne suina – ricorda Confagricoltura – oltre la sua rilevanza come consumo diretto (piu’ di un quinto della carne fresca consumata nel Paese è suina) è il primo anello della filiera della salumeria tipica ‘made in Italy’, ricca di Igp e Dop e riconosciuta nel mondo per la sua tipicità e la sua qualità. I suini non sono generosi, però, solo dal punto di vista alimentare: i liquami sono una risorsa per l’agricoltura perché aiutano i terreni aumentando la sostanza organica. Gli impianti a biogas, inoltre, che molti agricoltori gestiscono direttamente, permettono di ricavare energia da fonti rinnovabili di cui abbiamo bisogno.

“Occorre mettere in atto – ha detto il presidente della Federazione nazionale di prodotto allevamenti suini di Confagricoltura Claudio Canali - misure specifiche che permettano di aumentare la produzione, contenendo i costi di produzione in maniera da migliorare la redditività degli allevatori. Servono nuove tecnologie, miglioramento genetico, mangimistica evoluta, tecniche innovative per conformarsi ai sempre più stringenti requisiti in materia ambientale”.

Bisogna aumentare la produzione per soddisfare le richieste di mercato, valorizzando ancora le Dop e investendo sull’export in Paesi dell’Estremo Oriente. “Ad esempio – ha concluso il rappresentante di Confagricoltura – solo l’apertura di Taiwan alla nostra carne suina italiana  può valere sino a due milioni di euro. Diventa fondamentale, in questo contesto, avviare nuove strategie di aggregazione e valorizzazione dell’offerta per permettere alla nostra suinicoltura di crescere”