Riso – protocollo tracciabilità varietale e utilizzo termine “classico”

Si è svolta, nei giorni scorsi, presso il Mipaaf, la prevista riunione di presentazione del decreto ministeriale che disciplina l’utilizzo del termine “classico” e il relativo protocollo di tracciabilità varietale. Il tutto in attuazione dell’articolo 5 del decreto legislativo 4 agosto 2017, n. 131 (c. detta “legge di mercato del riso”).
Il testo presentato non si discosta molto da quello già distribuito in occasione della riunione di ottobre scorso (v. nota Area Economica in area riservata del 23 ottobre scorso e precedenti). La procedura e la modulistica è descritta ampiamente negli allegati al testo del decreto.
Tra gli aspetti che sono stati chiariti la possibilità, per i risicoltori che coltivano risone di qualità DOP o IGP, possono aderire al protocollo di rintracciabilità nel rispetto del principio di esclusività.
Ora il decreto sarà inviato alla firma e poi entrerà in vigore. La prima scadenza per i risicoltori per accedere al sistema è quella del 20 luglio, data entro la quale va inoltrato ad Ente Risi il modulo di adesione al sistema di rintracciabilità e la denuncia di superficie con l’accettazione di sottoporsi ai controlli previsti ed autorizzando l’inserimento dei propri dati (ragione sociale e riso in produzione) nell’albo detenuto dall’Ente.
In vista di tale scadenza e nelle more dell’approvazione definitiva del decreto, Ente Risi provvederà a diffondere un annuncio che anticiperà i contenuti del sistema e con il quale si inviteranno i risicoltori ad aderire.

In occasione della riunione, Confagricoltura ha ribadito la sua richiesta di prevedere comunque un sistema alternativo al protocollo di tracciabilità proposto e basato sul riconoscimento del DNA del risone. Il Mipaaf ha risposto riconfermando l’orientamento già espresso ad ottobre e cioè la disponibilità a rivalutare il protocollo in tal senso dopo la sua adozione nella forma oggi concordata.