Clementine, l’appello di Cilento (Op Coab): “Serve una maxi aggregazione”

“Bisogna organizzare la produzione per potere far fronte a campagne difficili come questa con incrementi produttivi del 20-30% e cali dei prezzi che si aggirano intorno al 15-20% in meno rispetto all’anno scorso. Solo aggregandosi si può, inoltre, iniziare a scommettere sul mercato globale”. Ne è convinto Nicola Cilento, stimato imprenditore, presidente dell’Op Coab con sede a Corigliano Rossano, specializzata nella produzione di clementine di Calabria, vicepresidente nazionale di Confagricoltura, profondo conoscitore delle dinamiche e problematiche del settore.

“La campagna delle clementine sta andando a rilento – spiega Cilento al Corriere Ortofrutticolo – con una produzione che, rispetto all’anno scorso, è superiore del 20-30%. Per lo meno in Calabria che è il cuore produttivo nevralgico delle clementine italiane. Abbiamo circa 3 milioni di quintali di prodotto che, sul mercato europeo, poi vanno a cozzare con i circa 20 milioni di quintali degli spagnoli che sono molto più organizzati commercialmente e aggregati di noi. Per l’eccesso di prodotto nei magazzini la settimana scorsa abbiamo dovuto sospendere la raccolta per tre-quattro giorni. La situazione in Calabria è agli antipodi rispetto al sistema spagnolo”.
“Ci sono 19 Op ortofrutticole e non riescono a fare sistema. Serve un ulteriore livello di aggregazione. Se si raggiungesse probabilmente qualche altro problemuccio si potrebbe risolvere”. Non si riesce a fare squadra “perché c’è un dna molto variegato nelle Op del territorio. È quello l’ostacolo principale”. “Ognuno pensa di potere continuare a gestire a modo proprio, mentre per aggregarsi occorre rinunciare al posto di comando e fare un passo indietro. Basti guardare alle grandi esperienze aggregative come quelle delle mele in Trentino dove esiste un solo decisore di vendita. Inoltre questo può avvenire solo se le strutture che si aggregano hanno gli stessi standard di organizzazione aziendale”. Secondo Cilento, “l’allineamento degli standard dell’organizzazione aziendale è il passo propedeutico all’aggregazione. Qualora ci fosse la volontà di unirsi, sarebbe la ‘conditio sine qua non’ per partire. Altrimenti le campagne difficili come questa saranno sempre un problema”.
Quest’anno, spiega ancora Cilento nell’intervista, “i produttori aggregati in Op sono riusciti a limitare il ribasso dei prezzi, contenendolo al 15-20% in meno di media rispetto allo scorso anno. Nel caso dei produttori non associati penso che la situazione sia un vero e proprio disastro. Il clima favorevole della primavera ha determinato una buona qualità e una cospicua quantità sia in Italia che in Spagna. Le temperature alte di ottobre e della prima quindicina di novembre, con picchi anche di 25° qui in Calabria, hanno disturbato la fisiologica maturazione e la colorazione dei frutti a parità di dolcezza della polpa. Poi la pioggia di novembre e l’eccesso di umidità hanno causato marciumi con perdite del 10-15% di prodotto. Con il caldo, poi, i consumi rallentano. Si parla di eventi eccezionali ma la verità è che questi fenomeni climatici si stanno verificando con sempre maggiore regolarità”.
Per affrontare siffatta situazione, è questa la ricetta del presidente Cilento, “bisogna organizzarsi. Non c’è un’alternativa per gestire al meglio l’immissione del prodotto sul mercato. Oltretutto, solo così si può far fronte agli investimenti necessari, come ad esempio l’introduzione della catena del freddo nella fase di post-raccolta e di distribuzione. Fino a qualche anno fa, non era necessaria ma con l’innalzamento della temperatura è ormai indispensabile. Bisogna aggregarsi, concentrare il prodotto, creare politiche di marchio e di promozione del marchio per potere reggere le sfide del mercato interno ed internazionale”.
(Fabio Pistoia)